Vivere in Italia è un’esperienza assolutamente singolare della quale noi italiani spesso non abbiamo una piena consapevolezza. Ai critici può sembrare un’affermazione troppo ottimistica, ma è un fatto assodato che i nostri connazionali sottovalutano o ignorano cose che invece il resto del mondo ci invidia; è un buon esercizio quindi tentare di vedere noi stessi con gli occhi degli altri, magari fermandoci a parlare con qualcuno dei tanti turisti stranieri che affollano non solo le grandi città ma anche i piccoli borghi di provincia. Il nostro è un Paese particolare sotto una quantità di punti di vista: alcuni sono arcinoti e ci vengono ripetuti fino alla noia, altri non occupano il dibattito pubblico e non si insegnano nelle scuole, ma sono un vero motore culturale ed economico.

Se al turista straniero in fila per il museo chiedessimo di farci un breve elenco delle cose per cui conosce l’Italia ci sentiremmo rispondere in prima battuta “arte” o “cucina” e con ogni probabilità queste sono le due risposte che darebbe subito un italiano.

Ma subito dopo nel suo elenco vedremmo la parola “design”.

Il design è uno dei più grandi poli di attrazione culturale ed economica del nostro Paese, uno dei motivi principali per cui il resto del mondo guarda ancora saldamente all’Italia come punto di riferimento. Ma che cos’è il design italiano? da cosa lo riconosciamo? quando nasce e quando inizia ad essere la pietra di paragone per i trend internazionali?

Innanzi tutto sotto la parola italian design c’è una quantità di mondi anche molto diversi tra loro: moda, arredamento, architettura, grafica, oggetti di consumo e molto altro. In ciascuno di questi settori il nostro Paese compete ad armi pari sui mercati internazionali essenzialmente sul piano della qualità, grazie alla presenza di aziende consolidate o di nuove che ne raccolgono degnamente l’eredità. Tutti questi campi nel secondo dopoguerra sono stati investiti in tutti i paesi occidentali da un grande fermento, che però in Italia ha trovato terreno particolarmente fertile. Il clima positivo della ricostruzione, un’idea positiva del futuro, un’industrializzazione più a misura d’uomo, le dimensioni ridotte delle aziende e le gestioni familiari, il boom economico degli anni cinquanta e sessanta si sono fusi alla più antica tradizione artistica ed artigiana occidentale: il risultato è stato un mix esplosivo che ancor oggi produce i suoi effetti.

Pensiamo al mondo dell’arredamento.

La falegnameria italiana ha prodotto per secoli opere d’artigianato e d’arte che hanno popolato le più importanti residenze di tutta Europa. Questo know how, di generazione in generazione si è trasferito da padre in figlio, dalla bottega alla fabbrica, fino ad arrivare ai giorni nostri dove l’eccellenza dei processi industriali è arricchita da un sapere antico. Cambiano i processi, i materiali, le forme, i progetti; non cambiano la qualità, la competenza, la passione, la creatività. Un arredamento di design italiano non è riconoscibile dal tipo di decoro o dalla scelta dei colori o dei materiali: è impossibile darne una definizione che si risolva in pochi elementi. Il design italiano lo riconosci dalla cura per i dettagli, dall’originalità delle soluzioni, dagli accostamenti inconsueti ma dal gusto raffinato.

Per capire poi come il resto del mondo guardi a questo settore basta guardare al Salone del Mobile che ogni anno si tiene a Milano: non più una fiera per operatori, ma una vera e propria kermesse culturale che coinvolge un’intera città trasformandone interi quartieri, che mette in mostra le produzioni ma che lascia spazio anche alle novità e soprattutto alle sperimentazioni. Ogni anno tutto il mondo dell’arredamento e del design si mobilita per essere presente a quella che è diventata la settimana del design milanese, analogamente alla più famosa settimana della moda. Colossi internazionali dell’arredamento e botteghe artigiane, archistar e giovani designer, si confrontano sullo stesso palcoscenico per arricchirsi ciascuno delle esperienze dell’altro in un clima davvero internazionale dove si la precisa sensazione del posto che occupa il nostro Paese.

Non dobbiamo essere orgogliosi solo del nostro passato, abbiamo tutti i motivi per poter essere orgogliosi anche del nostro presente.