L’italiano è una lingua meravigliosa.

L’italiano è una lingua meravigliosa. I molti turisti che visitano il nostro Paese ce ne invidiano la musicalità delle parole e la complessità delle sfumature; i nostri bambini ci divertono con i loro fraintendimenti e gli involontari giochi di parole. A volte basta un semplice, piccolo articolo per essere trascinati in un vortice di pensieri ed emozioni.

Pensiamo solo a quanto possono essere diverse due parole di per sé identiche: il tavolo e la tavola.

Il tavolo è un oggetto tra i più comuni certo, ma con il quale da sempre coltiviamo un rapporto particolare. Se pensiamo al tavolo pensiamo subito ai materiali che tradizionalmente lo costituiscono come il legno o il ferro: materiali che ci danno emozioni tattili molto forti e che immediatamente trasmettono l’idea di stabilità e durabilità nel tempo.

Ma il pensiero dei materiali subito ci rimanda alle mani che li hanno lavorati con passione ed alla competenza necessaria per realizzare un oggetto tanto semplice quanto pieno di complessità.

Ogni giorno vengono prodotti in tutto il mondo tanti tavoli, per tante funzioni, e noi stessi ne usiamo di tanti tipi ogni giorno: a casa, al lavoro, nei locali pubblici; che siano grandi scrivanie per meeting di lavoro o piccoli strapuntini dove consumare un panino, ai tavoli chiediamo di fermare per un attimo gli orologi delle nostre vite.

Tutti noi vorremmo il tavolo migliore.

Tanti sono i tavoli della nostra giornata, ma solo alcuni sono il tavolo che sa essere il centro dello spazio delle nostre case; non è una questione estetica -che pure è importante- ma di saper scegliere gli oggetti con cui avremo un rapporto preferenziale.

Al tavolo chiediamo non solo di essere solido, pratico e di svolgere al meglio le sue funzioni: al tavolo della nostra casa chiediamo di essere il cardine attorno al quale ruotano le vite delle nostre famiglie, di essere il focolare che ormai non c’è più.

In una parola chiediamo a il tavolo di essere la tavola: cambia un articolo e cambia un mondo.

Non tutti i tavoli sanno fare da tavola e la tavole deve essere accogliente, parlare di solidità ma anche di resistenza, durabilità, deve dirci che rimarrà con noi per molto tempo e che porterà le cicatrici del nostro passaggio senza però sfiorire, rimanendo bella come il giorno che l’abbiamo scelta.

Il tavolo fulcro della socialità.

Attorno alla tavola ci troviamo sempre come famiglia: che siamo pochi, tanti o anche da soli la tavola sa sempre essere il centro confortevole della nostra casa. A tavola si condivide il cibo, si ascolta il resoconto delle giornate degli altri, si cucina, si accolgono gli amici, i piccoli giocano da un lato mentre i genitori preparano la cena dall’altro.

Quando pensiamo alla tavola pensiamo magari con nostalgia a quella delle nostre nonne, ad un mondo con ritmi di vita ed organizzazione della famiglia e del lavoro che oggi non esiste più.

Ciò nonostante la tavola non ha smesso di essere il riferimento di cui abbiamo bisogno nelle nostre case; sicuramente passeremo meno tempo alla nostra tavola di quanto non si facesse una volta, ma forse proprio per questo da quel tempo e da quella tavola esigiamo qualità.

E la qualità di un oggetto di design così importante è una delle cose più difficili da realizzare, perché richiede ad un tempo grande esperienza tecnica e capacità di parlare alla gente attraverso il proprio lavoro. La qualità la fanno i materiali certo, e la loro scelta e lavorazione deve sempre essere il primo obiettivo di chi costruisce oggetti per le nostre case, ma allo stesso tempo la fanno la bontà del progetto, l’attenzione al dettaglio e soprattutto l’esperienza.

Con una canzone che è quel piccolo gioiello di grande profondità che tutti conosciamo, Sergio Endrigo cantava come anche nella realizzazione delle piccole cose, come un tavolo, si nasconde una grande complessità: e questa complessità rende il tavolo la tavola.